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I Fatti

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luglio 2010

Il Tribunale di Pistoia vieta ad un antifascista di vedere il proprio avvocato!!!

Ad oltre tre mesi dalla sentenza in Cassazione che ha dichiarato l’infondatezza del reato di devastazione e saccheggio, il reato inventato dal PM Luigi Boccia e sostenuto dall’abile montatura approntata dagli uomini del questore Maurizio Manzo, il Tribunale di Pistoia prosegue nella sua farsa. Per uno degli antifascisti accusati dell’irruzione nel covo fascista di Casa Pound, dopo aver trascorso ingiustamente (non lo diciamo noi, ma la Corte di Cassazione) tre mesi e mezzo in carcere e poi agli arresti domiciliari, ora non solo continuano le misure restrittive (una sorta di moderno confino), ma viene perfino negato il diritto garantito dalla Costituzione di poter vedere il proprio avvocato.

Questa dunque è la paura che gli antifascisti fanno alla banda del questore Maurizio Manzo e del PM Luigi Boccia!

Perfino la difesa legale diventa una minaccia temibile per questi antidemocratici fantocci del governo Berlusconi!

Questa minaccia infatti mette in pericolo la loro carriera di riabilitatori del fascismo in Toscana. Il questore Maurizio Manzo in questo è un vero specialista e ce l’ha dimostrato quando operava nella città di Lucca (dal ’03 al ’09) e ha sostenuto in ogni modo il proliferare delle aggressioni fasciste ad opera del gruppo dei Bulldog (vicino a Forza Nuova): nei confronti di questi criminali fascisti il questore ha avuto un atteggiamento quanto mai benevolo e lo sta a dimostrare la lista interminabile di aggressioni e di violenze che si sono consumate in quegli anni a Lucca.
Questo attacco alle libertà democratiche e alle conquiste di civiltà e benessere strappate con la Resistenza antifascista dai nostri padri e dai nostri nonni, non lo stiamo vedendo solo in Toscana, ma in tutta Italia. Dalle leggi liberticide contro la libertà di stampa e di informazione, all’utilizzo diffuso di strumenti come quello degli “avvisi orali” dei questori (una specie di diffida che viene disposta in modo arbitrario dal questore), al moderno confino per gli antifascisti, tutto questo rappresenta il tentativo del governo Berlusconi di mettere a tacere il dissenso e la protesta.

Denunciamo la persecuzione degli antifascisti arrestati a Pistoia (due del P-Carc, quattro del Movimento Antagonista Livornese ed uno della Raf di Pistoia) attraverso una montatura ordita dal questore Maurizio Manzo e dal PM Luigi Boccia e mantenuti al confino nonostante la sentenza in Cassazione!!!

Esprimiamo solidarietà agli antifascisti ternani colpiti dagli avvisi orali del questore per aver protestato contro la concessione della locale avio superficie ai “fascisti del terzo millennio” di Casa Pound!!!

FATTI DI PISTOIA: UNA SENTENZA CHE FA DISCUTERE
Riportiamo da Senza soste


Fatti di Pistoia, un’assoluzione e cinque condanne. Una sentenza che fa discutere fra contraddizioni e colpi di scena finali

Lunedì 31 Gennaio 2011

Dopo una lunga giornata di dibattimento, intorno alle 19 è arrivata la sentenza sui fatti di Pistoia. Assolto il livornese Alessandro Orfano, condannati a due anni per danneggiamento aggravato (con sospensione della pena) gli altri imputati, Alessandro Della Malva e Juri Bartolozzi e gli altri livornesi Vittorio Colombo, Selvaggio Casella ed Elisabetta Cipolli. La richiesta del pm era di ben altra portata, e prevedeva 9 anni di reclusione, in quanto puntava alla riabilitazione del reato di devastazione e saccheggio. Un’ipotesi totalmente estranea alla realtà del processo, che non è stata minimamente presa in considerazione dai giudici. Il Pm nella propria requisitoria ha anche espresso la propria idea di ordine pubblico e di devastazione che avrebbe fatto impallidire anche qualche nostalgico del ventennio.

Una sentenza difficile da commentare al momento perchè le motivazioni verranno depositate solo fra 15 giorni, tuttavia appare subito una sentenza con molte contraddizioni e che dunque segue l’andamento di questo anno di udienze.

Nella giornata conclusiva però non poteva mancare l’ultimo colpo di scena, cioè la suocera di uno dei testimoni dell’accusa, il pizzaiolo Romondia, che ha fatto recapitare una lettera al giudice in cui dice di sapere che il genero non ha visto niente quel giorno e che è andato a fare i riconoscimenti solo perchè pressato da quelli di Casa Pound. La signora è stata poi chiamata a testimoniare dal giudice e ha ribadito che il genero le aveva detto di non aver visto nulla. La testimonianza poi, nonostante le numerose domande del giudice, si è fermata lì perchè la signora ha affermato che non poteva dire altro perchè avrebbe avuto ripercussioni in famiglia. Ma nella sostanza ha confermato quello scritto nella lettera. Si è trattato solo dell’ultimo colpo di scena, l’ennesimo in un processo in cui i testimoni dell’accusa sono stati di volta in volta screditati e dove loro stessi si sono contraddetti più volte.

L’impressione per chi ha seguito il processo dall’esterno è che questa sia stata una sentenza cerchiobottista che ha cercato di tenere un equilibrio fra le montature della questura di Pistoia, le forzature di un Pm che per far proseguire le misure cautelative ha giocato tutto sulla devastazione e saccheggio e le mille contraddizioni dei teste. Insomma, appare palese che non ci sono elementi a carico dei 6 imputati ma siccome qualcuno è stato a fare il danno allora qualcuno doveva essere condannato altrimenti si sarebbe screditato e deligittimato il lavoro delle autorità locali. Alla città di Pistoia servivano dei responsabili e il giudice gliel’ha dati ammorbidendo però il tutto con la minor condanna possibile, probabilmente cosciente di aver condannato degli innocenti.

Emergono subito due quesiti che non hanno per ora risposta: se un testimone è credibile e attendibile lo è in generale. E se non lo è, non lo è per tutti. Perchè un imputato è stato assolto e gli altri no? Perchè durante tutto il processo i testimoni chiave hanno dichiarato di non aver visto donne e invece l’unica donna imputata è stata condannata? Probabilmetne quando leggeremo le motivazioni ci saranno le risposte a queste domande e anche a molte altre.

Queste, come detto, sono solo impressioni. Nei prossimi giorni approfondiremo la lettura di questa sentenza attendendo poi le motivazioni fra due settimane. In ogni caso appare certo il ricorso in appello, visto che gli imputati oggi condannati puntano, come dichiarato fin da principio, al riconoscimento della loro totale estraneità ai fatti.

tratto dal sito "FUOCHI DI RESISTENZA, a cura della rete antifascista Brescia

LA TESTIMONIANZA DI KATIUSCIA, LA COMPAGNA DI ALESSANDRO DELLA MALVA, ANCHE LEI DENUNCIATA PER FAVOREGGIAMENTO



11.10.09 Giorno in cui ci la Digos di Pistoia ci ha “sequestrati”…

Il giorno 11.10.09 Io ed Alessandro Della Malva siamo arrivati a Pistoia per partecipare ad una riunione organizzativa mirata a cercare di far nascere , con l’appoggio di altre associazioni provenienti da diverse citta’ toscane, un comitato contro le ronde. Siamo arrivati a Pistoia con la mia macchina intorno alle 15.30 e ci siamo recati presso la gelateria Pare sita in via Antonio Pacinotti per mangiare un gelato…ci siamo stati una ventina di minuti. Siamo poi andati in macchina(Peugeot 207 nera) presso il parcheggio dell’ex Breda dove avevamo appuntamento alle 16.00 con le altre associazioni per recarci poi presso il circolo primo maggio dove avrebbe preso luogo la riunione. L’incontro si era fissato presso l’ex Breda proprio perche’ nessuna delle persone che partecipava a questa riunione sapeva dove si trovava questo circolo prenotato precedentemente dai partecipanti pistoiesi. Intorno alle 16.30 ci siamo avviati verso il circolo con le macchine io e della Malva siamo stati gli unici a lasciare la macchina all’ex Breda e siamo stati portati al circolo da due compagni di Pistoia. Abbiamo formato un serpentone di sei macchine e nel giro di massimo 10 minuti siamo scesi davanti al circolo primo maggio. Siamo subito entrati . All’interno c’erano tre signori sulla cinquantina gestori del centro. Vorrei sottolineare che la Digos non ha minimamente preso in considerazione di interrogare queste tre persone che potevano tranquillamente testimoniare la nostra presenza sul luogo. Verso le 16.50 abbiamo iniziato la riunione passati circa 10 minuti si affacciano alla saletta dove stava prendendo luogo la riunione due persone che ci mostrano i distintivi e si qualificano come Digos. Ci chiedono i documenti senza dare spiegazioni se non dirci che era un “semplice riconoscimento”. Noi senza sospettare nulla abbiamo consegnato i documenti ( in quel momento c’erano circa 20 persone che partecipavano alla riunione) e abbiamo continuato la riunione senza sospettare che da li a due ore saremmo stati sequestrati in nome di un “semplice riconoscimento”. Dopo poco ci restituiscono i documenti come fosse tutto apposto. Verso le 19.00 concludiamo l’incontro e ci rechiamo verso la porta d’uscita per andare a casa…appena usciamo dalla stanza ci viene incontro una ragazza che non aveva preso parte alla riunione e ci dice che non le stavano restituendo i documenti in quanto sembrava ci fossero problemi nel riconoscimento a causa di un suo cambio recente di residenza. A questo punto abbiamo deciso tutti e venti di attendere che a questa ragazza venissero restituiti i documenti per non lasciarla sola in attesa…abbiamo capito in seguito che questo era stato un espediente per permettere alla Digos di far arrivare rinforzi…infatti nel giro di 10 minuti davanti al circolo c’erano almento 7/8 macchine tra macchine di servizio e macchine della Digos e antidroga. Passati appunto questi dieci minuti vengono restituiti i documenti alla ragazza e la Digos fa’ irruzione nel circolo impedendoci di uscire e dicendoci che avrebbero fatto una perquisizione dei locali (senza mandato) e dicendoci che se avessero trovato qualcosa nel circolo ne saremmo stati ritenuti direttamente responsabili. Hanno guardato ovunque piu’ volte senza esito positivo per loro…non e’ stato trovato assolutamente niente di cio’ che cercavano. Vorrei sottolineare che nonostante le nostre richieste nessuno c’ha voluto spiegare il motivo di questi accadimenti e del perche’ ci impedivano di tornarcene a casa. Fatta la perquisizione ci viene comunicato che saremmo stati portati tutti i questura per stilare il verbale di identificazione che erano state fatte e che cmq non c’era nulla di preoccupante perche’ era una semplice questione burocratica e che nel giro di poco saremmo potuti tornare a casa. Ci caricano nelle macchine a tre a tre. Io Della Malva e altri due ragazzi di Pistoia eravamo rimasti gli ultimi ad essere portati via gia’ in questo momento mi e’ stato chiaro che dopo essersi resi conto dalle identificazioni fatte due ore prima che nel gruppo c’era Alessandro Della Malva esponente di rilievo del partito dei Carc qualcuno deve aver deciso che poteva essere l’ennesima occasione per perseguitare il compagno sena un valido motivo. Dico questo perche’ come dicevo eravamo in quattro a dover salire sulle due macchine rimaste e volevano far salire Della Malva su una vettura da solo e noi tre rimasti su un'altra. A questo punto ho chiesto se io ero in arresto mi e’ stato risposto di no per cui ho detto ai rappresentanti della digos che se non ero in arresto sarei salita sulla macchina che volevo io altrimenti se volevano farmi salire sulla macchina che dicevano loro (e lasciare Della Malva isolato da subito) su una macchina da solo avrebbero dovuto arrestarmi. Il rappresentante della Digos a questo punto mi dice che non mi puo’ arrestare in quel momento per cui io monto in macchina con Della Malva e veniamo portati verso la questura. A conferma della sensazione che avevo avuto di volonta’ di isolare il compagno Alessandro e’ arrivata subito dopo aver messo piede in questura infatti io e Alessandro siamo stati portati al piano inferiore da soli e tutti gli altri compagni sono stati messi in una stanza insieme.
A questo punto sono circa le 19.45 e ancora nessuno c’ha spiegato cosa era successo e perche’ ci trovassimo li se non dirci che stavano stilando il verbale di identificazione. Veniamo a sapere dall’esterno (ci avevano lasciato i cellulari) che 6 compagni erano stati rilasciati. Passate circa 3 ore (siamo intorno alle 23.00) chiediamo che sta succedendo e se eravamo a questo punto in arresto o in stato di fermo e nuovamente ci dicono di no e che avevano purtroppo dei problemi con i pc …Della Malva a questo punto si alza e dice che se non e’ in arresto o in stato di fermo lui se ne sarebbe andato ma prontamente viene fermato e gli viene impedito di uscire. A questo punto chiede di poter nominare un avvocato ma anche questo all’inzio gli viene impedito in quanto gli viene detto che non ce ne era bisogno e non era previsto. Solo dopo svariate insistenze si riesce a nominarlo. A questo punto siamo intorno alle 24.00 un personaggio dell’antidroga ci dice che saremmo stati portati al piano superiore dove “il grande capo”, cosi l’ha definito lui, ci avrebbe spiegato cosa stava succedendo…appena arrivati davanti a questo “signore” e’ stato subito chiaro che non ci voleva spiegare nulla ma farci (in particolare a Della Malva) un interrogatorio informale. Della Malva ha subito chiarito che se voleva spiegarci perche’ eravamo li si poteva continuare la conversazione altrimenti noi non avremmo risposto a nulla…detto questo ovviamente la conversazione si e’ conclusa abbiamo passato circa un oretta seduti in quest’ufficio per poi essere ricondotti al piano inferiore…siamo a questo punti intorno alle 2.00 di notte e da fuori via cellulare veniamo a conoscenza di cosa e’ realmente successo ossia la distruzione di un centro di casa pound che si trovava a circa trecento metri dal circolo in cui stavamo svolgendo la riunione. Apro una piccola parentesi per sottolineare che questa riunione faceva seguito ad altre due riunione avvenute in precedenza una a Livorno e una a Firenze ed era stata pubblicizzata ampliante nei gironi precedenti.
A questo punto veniamo messi insieme a tutti gli altri ragazzi e io e Alessandro realizziamo che eravamo stati gli unici isolati da tutto il gruppo e cominciamo a capire quale sara’ l’epilogo di tutta questa montatura montata ad arte per fermare Alessandro.

Rimaniamo insieme fino a circa le 4 del mattino e poi ci viene comunicato che saremmo stati interrogati e poi mandati a casa. Incominciano gli interrogatori io posso riferire del mio…appena entrata domanda in che qualita’ vengo interrogata e mi viene riferito che sono interrogata come informata sui fatti.(fatti che se fosse stato per la Digos io non avrei ancora saputo quali fossero)…nonostante questo chiedo la possibilita’ di avere un avvocato (che ostava fuori dalla questura) ma mi viene negato in quanto in qualita’ di informata sui fatti non era prevista la presenza di un legale e cominciano le domande. Mi vengono chieste le mie generalita’ gli orari in cui sono arrivata a Pistoia con chi con che mezzo e poi mi viene chiesto se avessi visto entrare o uscire gente dal circolo mentre ero sul posto. Nel momento in cui io nego di aver visto qualcuno vengo fermata perche’ mi viene comunicato che non sono piu’ informata sui fatti ma fortemente sospettata di favoreggiamento devastazione saccheggio etc.etc. dato che, mi e’ stato spiegato, abbiamo dato tutti e venti la stessa versione e questo non era perche’ dicevamo la verita’ ma perche’ ci eravamo accordati in precedenza su cosa dire. Faccio una piccola parentesi , ho saputo ieri dall’avvocato di Alessandro che per tutte le ore che siamo stati in questura siamo stati sottoposti ad intercettazioni ambientali da cui non sarebbe emerso assolutamente niente, per cui le accuse che ci fanno sanno perfettamente che non hanno nessun fondamento se non una persecuzione politica contro gli antifascisti.Altro chiarimento per chi non fosse mai stato al circolo primo maggio…questo circolo e’ fatto con un entrata che prosegue su un corridoio lungo circa 10 metri e una stanza sulla sinistra e’ evidente e palese che se noi ci trovavamo (come hanno potuto verificare le forze dell’ ordine) nella stanza non avremmo mai potuto vedere entrare o uscire qualcuno .
Finito l’interrogatorio vengo ricondotta insieme agli altri ragazzi e ci viene ribadito che da li a breve saremmo stati lasciati andare. A questo punto sale Alessandro dopo mezz’ora circa che Alessandro era andato su arrivano 4 carabinieri ci impongo di uscire alzando la voce e in malo modo io mi oppongo con forza e dico che senza Della Malva non sarei uscita dalla questura …e ancora nessuno ci dice che Alessandro e’ in stato di arresto ma e’ comunque evidente dal loro comportamento che si vogliono liberare di noi prima che fossimo venuti a sapere dell’arresto. A questo punto mi squilla il cellulare e Lino mi dice che Alessandro e’ stato arrestato e mi chiede di uscire. Io seguendo le sue indicazioni esco …dopo circa dieci minuti vengo richiamata in questura e mi viene comunicato che alessandro’ verra’ portato al carcere S.Caterina di Pistoia. Questi sono i fatti avvenuti ovviamente non ci sono tutti i particolari ma credo basti per capire che si tratta di un teatrino montato ad arte.
Per quanto riguarda gli altri due compagni arrestati e in particolare di Elisabetta posso dire che lei stava male e molto che e’ stata chiamata la guardia medica per visitarla ovviamente e’ stata chiamata moltissime volte e gli e’ stato impedito di entrare in questura per molte ore solo dopo svariate minacce di denuncia verso la guardia medica per rifiutato soccorso si sono dengnati di farla visitare senza pero’ nessun esito non le hanno nemmeno portato il farmaco di cui aveva bisogno per stare un po’ meglio.


INTERVENTO DELL'AVVOCATO DIFENSORE DI ALESSANDRO DELLA MALVA ALL'ASSEMBLEA PUBBLICA DEL 18 NOVEMBRE A COLLE VAL D'ELSA



Mi chiamo Alessandro Maneschi e assisto Alessandro Della Malva in 2 processi, uno a Massa e uno a Pistoia.
Vi ringrazio come avvocato per l'aiuto che vorrete darci e che già in questo modo ci state dando, ma vi ringrazio anche come cittadino, perché ultimamente non siamo abituati a vedere queste forme di partecipazione e comprensione, di quello che ci succede, così evidenti.

Della posizione di Alessandro, parliamone cronologicamente:

I fatti di Massa e quelli di Pistoia sono indipendenti uno dall'altro, ma forse non è vero, forse un filo invisibile che li unisce c'è…vediamo come viene tessuta questa trama:

Il processo di Massa non è ancora finito, neppure in primo grado, questo lo dico perché invece a Pistoia viene richiamato per giustificare l'applicazione della più severa delle misura cautelari.
Il processo di Massa è noto come "il processo delle ronde", non è così, non è per niente così!

I fatti della sera del 26 luglio, si possono scomporre in 2 frazioni temporali:

-in un primo momento c'è una manifestazione organizzata da alcune persone facenti capo alla Festa Nazionale della Resistenza che era in quei giorni a Marina di Massa, la manifestazione aveva un certo percorso, il parco pubblico, dove si teneva questa festa, era nella zona della Partaccia (quartiere abbastanza "disgraziato", dove la destra locale ha "individuato" il fulcro di tutti i mali della nostra zona, tant'è vero che proprio in quella zona sono state organizzate delle ronde dal nome tristemente evocativo, il consigliere comunale Benedetti ha istituito un gruppo di persone, dandogli delle pettorine e facendoli chiamare S.S.S., acronimo di soccorso sociale…non ricordo bene).
Un bar frequentato dalle stesse persone che partecipano, o hanno partecipato a queste ronde, si trova proprio in un punto dove il corteo sopra citato avrebbe dovuto sfilare.
La Digos e la Questura di Massa erano già presenti sul posto, quando il corteo arriva queste persone iniziano non soltanto a offendere, se non ricordo male, ma accesero la radio facendo sentire l'inno d'Italia, che in pratica non dovrebbe offendere nessuno, che però in quel contesto aveva un chiaro significato provocatorio, dopo un po' di battibecchi un tale è passato alle vie di fatto, costui è un Maresciallo dei Carabinieri…..questo primo episodio si consuma nel giro di un paio di minuti.
In questo primo episodio, che è quello che poi ha avuto rilievo sulle cronache, Alessandro non c'entra niente. Io sono convinto del fatto che nessuna delle persone che partecipavano alla manifestazione abbia una qualche responsabilità penalmente rilevante in questi tafferugli che si sono verificati, tant'è vero che per quanto ne so io, su questo fatto storico ad oggi non ci sono persone sottoposte ad indagine. Ma comunque in questa prima parte Alessandro non ha nessun ruolo, nessuno lo identifica, niente di niente.

-Successivamente, circa un paio d'ore dopo, due altri ragazzi vanno a parlare con i dirigenti della Digos dicendo: "Guardate che vicino alla nostra festa ci sono delle persone che passano, gettano degli oggetti e ci provocano, per favore intervenite"?
La risposta della Digos è stata: "Identificatevi, dateci i documenti". Se fossimo a Milano andrebbe bene….ma a Massa...dove chi fa attività politica di sinistra è raggruppabile in un numero di persone certamente molto contenuto, insomma ci si conosce tutti…
Per loro stessa ammissione poi non c'era bisogno di fermarli e identificarli, già li conoscevano, infatti io all'udienza di convalida mi sono permesso di definirlo un modo "poco intelligente" di agire, comunque queste persone vengono fermate, nasce un battibecco che resta assolutamente a livello verbale, parte una telefonata di uno di questi ragazzi, ad uno della Festa che dice: "Siamo stati accerchiati, ci hanno presi", qualcuno fraintende pensando che gli aggressori siano quelli del bar di prima, per cui tre o quattro persone, tra i quali Alessandro vanno sul posto.

I fatti contestati ad Alessandro sono relativi a questo secondo episodio, si parla soltanto, ci tengo a precisarlo, di resistenza a pubblico ufficiale, lo stesso testimone, il dirigente della Questura che abbiamo ascoltato nell'udienza del 9 ottobre, ha certamente riportato la condotta di Alessandro in termini molto meno preoccupanti di quelli invece che il capo d'imputazione in un primo momento
evidenziava, il processo deve ancora proseguire, dobbiamo ancora ascoltare il teste della difesa che mi ha già anticipato come il comportamento di Alessandro quella sera sia stato assolutamente ineccepibile, certo, è vero che è uscito dalla festa per andare a vedere che cosa stesse succedendo,
possiamo anche dirci che il suo spirito iniziale non era quello di andare semplicemente ad osservare, ma giunto sul posto, visto che c'era la Digos e quindi non c'era un'aggressione fisica da parte di altre persone, consegna l'asta che aveva in mano e che aveva trovato lì vicino. La consegna all'Ispettore Valentini, nonostante le parole dell'Ispettore siano assolutamente diverse.

Quindi questi sono i fatti di Massa, non c'entrano niente dal punto di vista processuale con le ronde, c'entra in qualche modo il comportamento della Digos perché se noi fossimo un pochino maliziosi potremmo analizzare specificatamente le deposizioni dei vari dipendenti della Digos che sono stati sentiti, non c'è una versione "granitica", lo dico senza paura, visto che faccio l'avvocato a Massa, e queste persone le conosco, posso dire con sufficiente serenità che, mentre tra queste persone c'è sicuramente chi fa il proprio lavoro con serietà e onestà, c'è chi invece, in situazioni di modestissima eccitazione, si fa prendere la mano, questo è uno di questi casi e sono sempre le stesse persone.
Questo per parlare del processo di Massa; tale processo fino a un mese fa si era assolutamente sgonfiato sotto il suo profilo di rilevanza penale, sia per le dichiarazioni della Questura sul comportamento di Alessandro che per modestia oggettiva dei fatti.

Questi fatti sono stati recuperati dal processo di Pistoia:
Il processo di Pistoia è un pochino più delicato da trattare, non solo perché ci sono delle ipotesi accusatorie teoricamente molto più gravi, è addirittura imputata la devastazione e saccheggio, sono costretto ad annoiarvi e a dire due parole tecniche: non soltanto è un reato punito con una pena estremamente grave, ma è un reato che in Italia ha trovato scarsissima applicazione, lo stesso tribunale del riesame di Firenze per dare sostegno alle proprie conclusioni è costretto a citare una
sentenza del 1954, se qualcuno di voi fa una ricerca di giurisprudenza si nota che, negli ultimi vent'anni, gli ultimi fatti che sono stati qualificati come devastazione e saccheggio sono i fatti di Genova, dove è stato messo a soqquadro il centro storico di una città, rispetto a un fatto che si è consumato in 5 minuti all'interno di una stanza. Ma il processo di Pistoia ha degli aspetti che in qualche modo mi preoccupano, dato che rischiano di essere "invincibili" (di seguito spiegherò l'uso di questo termine), perché indimostrabile e indimostrato, mi preoccupa e vi spiego meglio come sono andate le cose:

-che quest'aggressione ci sia stata io di sicuro non lo nego, anche questo è un fatto storico, la cosa che non capisco, e non capisco come invece il giudice sia arrivato a conclusione diversa, come si possa seriamente e giuridicamente pensare che ci sia stato Alessandro di mezzo, o per lo meno come non venga il dubbio che forse l'ottimo operato della Digos di Pistoia sia stato un po' troppo "ottimo". Allora, alle 16:30 c'è questa irruzione dentro il circolo di Casa Pound, la persona che è testimone pressoché oculare perché abita lì vicino e osserva i fatti dall'alto, chiama immediatamente il 112, però non sono i Carabinieri ad intervenire per primi, è la Digos che "casualmente" ha una pattuglia in quella zona, è certo che ci fosse una pattuglia in quella zona, ma che stesse facendo attività di pattugliamento e di controllo del territorio lo possiamo ragionevolmente escludere, perché la Digos non fa questo, fa attività di analisi dei dati e interviene soltanto dopo che le cose si sono verificate. Ora devo dire la verità, a me il pensiero che questa pattuglia fosse lì già da prima, sapendo che qualcosa doveva verificarsi, a me è venuto, quindi questo è un primo aspetto.
Ripeto la Digos non ha questo tra i suoi compiti, se voi andate sul sito del Ministero degli Interni, andate a vedere tra i compiti delle varie Polizie, tra i compiti della Digos non troverete attività di controllo del territorio, fanno tutt'altre cose, fanno lavoro d'ufficio e intervengono soltanto quando sono in qualche modo pre-allertati. Il fatto che fossero già sul luogo o è il segno del destino, o è il segno del fatto che erano stati pre-allertati.

-Comunque, la Digos interviene subito, e delle persone che stavano lavorando lì vicino gli indicano la strada dalla quale gli aggressori sono fuggiti. Una fonte confidenziale, fonte che non si sa chi sia, e immagino fosse presente sul posto (anche questo in qualche modo curioso), rivela immediatamente che chi ha fatto l'aggressione è entrato nel circolo 1° maggio, ripeto qua ci sono proprio dei problemi tecnici e processuali che non vi sto a dire, perché vi annoierei ulteriormente, ma ragionate su questo:
a) la Digos per caso si trova immediatamente lì
b) altrettanto per caso e immediatamente c'è una fonte confidenziale, che in quanto tale non viene neppure citata.
Tra l'altro questo non si può fare, neppure in fase cautelare, cioè, anche in fase cautelare i testimoni della Polizia vengono in qualche modo sottoposti a verifica, non è stato fatto.
La stessa fonte ha anche detto che gli aggressori che erano entrati nel circolo 1° maggio avevano mazze, bastoni, cinture ecc. La perquisizione quindi viene fatta dopo pochissimo, non viene trovato nulla, nulla, niente bastoni, niente mazze ferrate, immagino che chiunque avesse avuto la cintura addosso, non vengono individuate nemmeno quelle, ciò nonostante, la prima ordinanza applicativa della misura cautelare riferisce che la perquisizione ha avuto esito positivo, non è vero, la perquisizione ha avuto esito negativo.
Ha avuto esito positivo un'altra perquisizione, in un'auto, dove viene trovato un pezzo di catena, per la verità piccola, il cui proprietario, tra l'altro, non è tra le persone ristrette in carcere, e che dà comunque una spiegazione del perché la catena si trovasse nella sua auto. Però se voi andate a leggere l'ordinanza cautelare c'è scritto che la perquisizione ha dato esito positivo e non è vero.
Anche questo, l'aver dato esito sostanzialmente negativo a così breve distanza cronologica e chilometrica dai fatti, è in qualche modo significativo, anche questo deve far pensare.

-Le persone che sono state sentite, cioè i due ragazzi che asseriscono di aver subito delle lesioni all'interno di Casa Pound, fanno una prima dichiarazione nell'immediatezza dei fatti dicendo:"Noi non abbiamo visto nessuno, non siamo in grado di riconoscere nessuno". Già sulla base di queste dichiarazioni Alessandro viene arrestato. Due giorni dopo Dessì (uno dei due) viene risentito e dice "Non è vero che non ho riconosciuto nessuno, ho detto così perché ho avuto paura".
Potremmo anche credergli, se qualche segnale di questa paura fosse già individuabile nella sua prima dichiarazione, se avesse detto: "Forse non sono in grado, probabilmente può essermi sfuggita….", ma se noi leggiamo le sue dichiarazioni ci accorgiamo che il suo è un pensiero assolutamente tranciante, cioè:"No, non sono riuscito a vedere in faccia gli aggressori". Dopo la memoria gli ritorna….non si tratta di 2 versioni dei fatti diverse, ma di 2 versioni assolutamente in contrasto l'una con l'altra.
Un'altra domanda mi gira in testa ripetutamente, perché il bisogno di risentire la testimonianza si è sentito solo per uno dei due testimoni? Eppure la loro prima dichiarazione è la stessa, ed anche altre persone dichiarano di non aver visto niente, nessun'altro viene risentito, neppure la persona che abita lì vicino e ha visto dall'alto, solo per Dessì si è sentita questa esigenza di ripetergli la domanda dopo 2 giorni.
Questi sono i fatti.

Fatti che in qualche modo abbiamo cercato di portare davanti al Tribunale del Riesame, evidenziando anche altre cose:

-La prima è che per quello che riguarda Alessandro Della Malva, per giustificare la più restrittiva delle misure cautelari nei suoi confronti, si richiama il procedimento di Massa (del quale abbiamo parlato), anche qua in modo assolutamente scorretto, del processo di Massa si richiamano soltanto i verbali di arresto, considerato che ne frattempo c'era stata l'udienza preliminare dove sono stati sentiti i testimoni dal PM, e un'altra udienza dove erano stati sentiti altri testimoni e dove la versione ufficiale cominciava a mostrare alcune crepe, di questo non vi è traccia nel fascicolo di Pistoia, ripeto, si riporta soltanto la notizia clamorosa del primo momento.
Fermo restando che in Italia dovrebbe valere il principio che nessuno dovrebbe essere ritenuto colpevole, e quindi neppure ai fini di un suo giudizio di pericolosità sociale, fin tanto che non c'è una sentenza.

-La seconda riguarda l'ordinanza di custodia dove si dice che: "Il primo si è accreditato quale responsabile regionale di CARC", fermo restando che è vero, ma lui nell'udienza di convalida non l'ha mica detto, e non l'ha detto neppure quando è stato fermato, neppure in sede informale, per cui da dove questa notizia derivi non lo so. A questo punto mi sale il dubbio: perché viene riportata?
Vuol dire che in questo modo si vuole mettere sotto una luce, certo non positiva, il fatto che sia il segretario regionale dei Carc.
Questo aspetto ha poi una sua sponda addirittura più preoccupante nell'ordinanza del tribunale del riesame, dove si legge: "In sede dell'udienza di convalida Della Malva ha ribadito tali circostanze"- cioè di essere segretario regionale del Carc - "Sottolineando come in realtà si volesse colpire l'attività di detto circolo" -1° maggio- "Che quel giorno ospitava una riunione".
Vi giuro che non è vero, non soltanto non c'è nel verbale, ma siccome io ero presente, Alessandro una cosa del genere non l'ha detta! Allora se il tribunale del riesame scrive una cosa del genere, perché lo fa? Chi glielo ha detto? Il Tribunale dovrebbe lavorare esclusivamente sulle carte che ha di fronte, in realtà, questa frase mi fa pensare che una telefonata inevitabilmente c'è stata, tra chi, quando e come non lo so, ad ogni modo questa è una prova abbastanza evidente che proprio tutto tutto liscio non è.

Certo, ognuno di noi può pensare che Alessandro sia colpevole, ma poi si deve in qualche modo confrontarsi con le carte, con le prove.
Lo stesso Tribunale ha argomentato le motivazioni per metà copiando il teso della prima ordinanza, l'altra metà fornendo quelle che io definisco le "motivazioni invincibili".....cioè, si dice che i testimoni dell'accusa sono credibili perché sono credibili…..chi l'ha detto?
Ho ambizione di pensare e di sperare che in Cassazione, come dire, queste contraddizioni sul profilo motivazionale, quindi questa insufficienza di motivazione, venga chiarita. E' chiaro che poi il processo non si farà solo su queste carte, e che soprattutto non sarà il GIP che emetterà la sentenza nei confronti di Alessandro, andremo a fare un processo e comunque la posizione cautelare di Alessandro andrà sicuramente migliorando, migliora per tutti, sarebbe anche questo significativo, ma questo sinceramente non lo credo. Andremo al processo senza riti alternativi per vedere quello che è successo.
Siamo fiduciosi nel dispiacere assoluto personale mio, e anche degli altri colleghi, che Alessandro in modo ingiustificato sia in carcere.


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